La valigia di Van Gogh

Molte volte penso che la fotografia abbia anche un lato struggente, che mi turba. Le foto che faccio, mi dico, sono un po’ come il cielo, l’acqua del mare, come le montagne o un albero. Nel senso che l’albero, le montagne, l’acqua del mare e il cielo, loro se ne stanno lì, a guardare come vanno le cose della vita, anche dopo che me ne sarò andato.

Così, se penso che ogni mia foto rimarrà lì, come un albero, anche dopo di me; se penso che ogni foto è tutto ciò che resta del mio sguardo, a quel punto mi prende lo sgomento. Perché fra cento anni, ogni foto sarà ancora lì a conservare la traccia del mio passaggio, sarà ancora lì a dire come ho guardato il mondo. Un testamento involontario che non posso più modificare.

Penso a questo (quasi) ogni volta che scatto, perché mi dispiacerebbe lasciare in…

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